Nord-Ovest: Dalle sorgenti del fiume Ofanto ai paesi segnati dalla via Appia

Nell’areale delle sorgenti del fiume Ofanto, nel territorio di Sant’Angelo dei Lombardi, poco distante da Nusco e Torella, l’occhio scorge su un’altura l’Abbazia del Goleto. Qui nel 1133 l’eremita Guglielmo da Vercelli, dopo aver fondato Montevergine e aver peregrinato per l’Appennino meridionale, fondò sui ruderi di un insediamento di epoca romana, un doppio monastero dedicandolo al Santissimo Salvatore, la cui storia per secoli fu testimonianza cristiana in queste contrade. Dopo secoli di grande storia, ridotto a rovine dopo il terremoto del 1980, è stato recuperato con antica sapienza costruttiva e con innesti di architettura e tecnologie moderne. Da non perdere la Cappella di San Luca, la Torre Febronia e il nuovo Museo Multimediale. Dirigendosi verso nord, verso l’antica Appia che passa per le Taverne di Guardia, a pochi chilometri, su un’altura a 850 metri Sant’Angelo dei Lombardi fa bella mostra con la sua Cattedrale fondata nel secolo XI, restaurata nel XVI secolo e di nuovo dopo il terremoto del 1980, e il Castello degli Imperiale pur esso più volte restaurato. Scendendo dal centro, giunti ad un quadrivio, percorrendo una bretella, si raggiunge dopo pochi minuti Rocca San Felice, piccolo e delizioso borgo arroccato, molto ben conservato; l’accoglienza nella piazza è data da un tiglio secolare, albero della libertà piantato in epoca napoleonica e da una bella fontana in pietra; in alto vi è il Castello dove fu ospitato Enrico II, figlio di Federico II. Il paese ha un museo ricco di reperti dalla preistoria al medioevo, dovuti alla presenza di un’area storica naturalistica millenaria per la presenza di un laghetto di esalazioni sulfuree denominata la ‘Valle d’Ansanto’: vi sorgeva un tempio dedicato alla Dea Mephite, dea degli inferi citata da Virgilio nel libro secondo dell’Eneide. Il viaggio si completa, non senza tralasciare il Castello Caracciolo a Torella dei Lombardi, raggiungendo il bel borgo di Gesualdo, paese ricco di chiese e palazzi nobiliari; in alto, nel fuoco centrale dell’abitato, domina il Castello appartenuto alla famiglia del grande musico cinquecentesco Carlo Gesualdo, il principe dei musici, che vi ritrovava rifugio e ispirazione per la composizione dei madrigali (fine XVI secolo). 

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