Mefite, area storica, archeologica e naturalistica
È de l'Italia in mezzo e de' suoi monti una famosa valle, che d'Amsanto si dice. Ha quinci e quindi oscure selve, e tra le selve un fiume che per gran sassi rumoreggia e cade, e sì rode le ripe e le scoscende, che fa spelonca orribile e vorago, onde spira Acheronte, e Dite esala. In questa buca l'odïoso nume de la crudele e spaventosa Erinne gittossi, e dismorbò l'aura di sopra.
Nella Valle d’Ansanto, cuore dell’antica Irpinia, e ombelico dell’Italia hunc locum umbilicum Italiae chorographi dicunt, come affermava Virgilio nel libro VII dell’Eneide, tra la Campania e la Puglia, sorge un piccolo lago che ribolle di vapori sulfurei che rendono l’aria irrespirabile et habet aquas sulphureas, ideo graviores, quia ambitur silvis.
Questo luogo, già sacro per i popoli Osci e Sanniti, era dedicato alla dea Mefite, divinità italica legata al culto delle acque e alla fecondità della terra e degli esseri umani. Per la dea madre Mefite, assimilabile a Cibele venerata sul monte Partenio, venne costruito un santuario sulle ripe soprastanti l’area sulfurea della Valle d’Ansanto, come testimoniano alcuni resti di strutture murarie, ancora parzialmente affioranti in superficie e gli schizzi e gli appunti di scavo raccolti alla fine degli anni ’50 da mons. Nicola Gambino. In età romana Mefite perse il suo ruolo di dea madre e venne considerata una dea malefica, legata al mondo dei morti, del sotterraneo e degli inferi. Il laghetto sulfureo venne identificato come il luogo di passaggio dalla terra agli inferi: Ideo autem ibi aditus esse dicitur inferorum. L’ingresso di quell’inferno che Dante percorrerà in compagnia di Virgilio e descriverà in tutti i suoi gironi. (MIC)
Nella Valle d’Ansanto, cuore dell’antica Irpinia, e ombelico dell’Italia hunc locum umbilicum Italiae chorographi dicunt, come affermava Virgilio nel libro VII dell’Eneide, tra la Campania e la Puglia, sorge un piccolo lago che ribolle di vapori sulfurei che rendono l’aria irrespirabile et habet aquas sulphureas, ideo graviores, quia ambitur silvis.
Questo luogo, già sacro per i popoli Osci e Sanniti, era dedicato alla dea Mefite, divinità italica legata al culto delle acque e alla fecondità della terra e degli esseri umani. Per la dea madre Mefite, assimilabile a Cibele venerata sul monte Partenio, venne costruito un santuario sulle ripe soprastanti l’area sulfurea della Valle d’Ansanto, come testimoniano alcuni resti di strutture murarie, ancora parzialmente affioranti in superficie e gli schizzi e gli appunti di scavo raccolti alla fine degli anni ’50 da mons. Nicola Gambino. In età romana Mefite perse il suo ruolo di dea madre e venne considerata una dea malefica, legata al mondo dei morti, del sotterraneo e degli inferi. Il laghetto sulfureo venne identificato come il luogo di passaggio dalla terra agli inferi: Ideo autem ibi aditus esse dicitur inferorum. L’ingresso di quell’inferno che Dante percorrerà in compagnia di Virgilio e descriverà in tutti i suoi gironi. (MIC)