Sant'Andrea di Conza

Il comune di Sant'Andrea di Conza è in Alta Irpinia, al confine con la Basilicata, a 660 metri di altitudine; conta circa 1.400 abitanti. L'etimologia del nome potrebbe provenire dalla devozione all'apostolo Andrea da parte delle comunità di bulgari che connotavano i loro insediamenti col nome 'Casale S. Andrea', toponomastica qui conservata in adiacenza all'antica Compsa. Sant'Andrea di Conza venne citata, per la prima volta, in un atto di donazione del 1161, quando Gionata di Balvano, conte normanno della contea di Conza, donò alla chiesa di Santa Maria dell'Episcopato, della suddetta contea, la chiesa di S. Andrea con l'annesso casale e territorio. Da quel momento in poi, fino all'abolizione della feudalità avvenuta nel 1806, il borgo appartenne alla 'Mensa Arcivescovile'. Durante questo lungo periodo, fu amministrato da numerose famiglie: Poncelly, Del Balzo, Gesualdo, Ludovisi e Mirelli. L'ultimo sabato di maggio è dedicato ancora oggi al ""Rito delle Maggiaiole"": le ragazze del posto si recano alla Concattedrale di Santa Maria Assunta di Conza della Campania per chiedere alla Vergine Maria di trovare un buon fidanzato.

Il Palazzo dell'Episcopio (meta di arrivo della Tappa 7 del Cammino), risalente al XIII secolo come castello, è divenuto poi un importante edificio vescovile; danneggiato dal terremoto del 1980, fu ristrutturato -con gli adiacenti giardini e l'ampio teatro all'aperto- negli anni '90 come sede municipale. Inoltre, è da visitare la ex-Fornace di laterizi, la prima testimonianza del lavoro industriale in Alta Irpinia, risalente agli inizi del '900; fu recuperata negli anni '90 come centro polifunzionale (progetto di Verderosa studio e altri); interessante la conservazione del forno interrato, tipo 'Hofmann', dove si cuocevano i mattoni con fuoco rotante e l'alta ciminiera centrale; vi si svolgono convegni, feste, concerti; è tuttora un luogo di aggregazione sociale a servizio della comunità. Nella parte alta del centro storico è l'imponente edificio dell'ex-Seminario vescovile; qui numerosi giovani venivano a studiare o a formarsi come sacerdoti. Altro sito interessante sono i ruderi dell'ex-Convento francescano con l'annessa chiesa di Santa Maria della Consolazione, rovinata con il terremoto del 1930. Sant'Andrea è un paese ricco di acque sorgive che hanno dato vita nei secoli passati a ben 6 'mulini ad acqua' (da non perdere il bel mulino de 'La Fonte', a monte del centro abitato), a fontane in pietra scalpellata e a un lavatoio coperto, ancora oggi funzionante. È possibile acquistare sul posto oggetti in pietra locale (detta 'favaccio') e in ferro battuto.

Il paese è tuttora famoso per la produzione di pane, pizze e biscotti; in passato vi erano ben sette forni; ne sopravvivono due, ubicati lungo il corso principale del paese.