Venosa

Venusia, fondata al confine tra l'Apulia e la Lucania, a 415 metri di altitudine con 12.000 abitanti, è una città dalle profonde radici storiche ma è nota soprattutto grazie a Orazio e all'Appia. Fu occupata dai Romani nel 291 a seguito della vittoria sui Sanniti. Dopo la battaglia di Canne, nel 217 vi si rifugiò lo sconfitto Terenzio Varrone. Fiorì durante tutto l'impero, per poi venire saccheggiata dai saraceni nel IX sec. Dopo la conquista dei Normanni riacquistò l'antica importanza militare. Ha una storia lunga e interessante come provata dal suo piccolo centro storico e dai siti archeologici dei dintorni, tra i quali quello di Notarchirico dove è stato rinvenuto il femore di un esemplare di Homo erectus, vissuto circa 300.000 anni fa. Il Parco archeologico, poco fuori l'abitato, reca evidenza dell'antica colonia romana di Venusia, sulla via Appia, fondata lì dove in precedenza era già un centro abitato da comunità apule, e nota per aver dato i natali all'illustre poeta latino Orazio.

Venosa è un susseguirsi di stradine e slarghi in grado di offrire scorci suggestivi e di mostrare -tramite pietre antiche, lapidi, bassorilievi, capitelli e mascheroni che qua e là emergono- i segni di una storia lunga e significativa. Percorrendo il corso Vittorio Emanuele si incontrano la quattrocentesca Cattedrale di S. Andrea e l'imponente Castello medievale voluto da Pirro del Balzo, allora signore di Venosa. Fuori dall'abitato, lungo la strada Ofantina, è il Complesso dell'Abbazia della Ss. Trinità (meta di arrivo della Tappa 12 del Cammino), uno dei più importanti monumenti medievali del Meridione. (TCI/destinazioni)

A Venosa è riportato uno dei miracoli più noti e suggestivi della vita di Guglielmo: 'La prova del fuoco con la cortigiana'. È questo l'episodio al quale l'antico biografo di S. Guglielmo ha dato maggiore importanza e sviluppo, facendo dipendere da esso non solo le relazioni del Santo con re Ruggero II di Sicilia, ma anche la stessa autenticità delle sue virtù. La cortigiana tentatrice mutò vita divenendo, secondo gli storici verginiani, la beata Agnese da Venosa.